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Blog di Spazio Tau

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IL MIO PERCHÉ SULL'ESSERE CRISTIANO ATTIVO

COME IMPEGNO NEL E PER IL MONDO...

"Ecco Signore io vengo per fare la Tua volontà" (Eb. 10,7).

Che fatica a volte...veramente!

Però se non vivessi il mio essere cristiano, la mia vita sarebbe vuota, allo sbando, non solo per il tempo che mi occupano i relativi impegni, ma soprattutto per il significato che il mio essere cristiano dà alla mia vita. Sicuramente potrei viverlo sempre meglio, però l'impegno c'è! Spesso anche chi crede, fa fatica ad essere convinto fino in fondo, perché si sa...noi uomini siamo limitati in questo! L'autore della lettera agli Ebrei scrive: "Fratelli, la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono" (Eb. 11,1).                             

Quando tutto in noi si ribella - dice don Oreste Benzi - perché è una cosa irrazionale quella che ci viene chiesta, ma nonostante ciò lo facciamo per fede, lì è perfetta letizia ed avviene il cambiamento, la conversione. La fede - continua don Oreste - è un movimento di tutta la persona immersa nella fiducia e nell'abbandono in Dio, per cui questa fa proprio il modo di pensare, di sentire, di agire di Dio.

A questo punto mi si potrebbe chiedere, dopo le parole che ho scritto all'inizio: "Cos'è allora, che ti tiene unito alla tua fede in questo modo?". Ed io risponderei: "L'AMORE". Quell'amore che ti fa sentire al sicuro e che fa sentire la tua vita piena, vera, autentica. Insomma, quell'amore che provi, che si respira da figlio di Dio!!

Sarò onesto con tutti voi che leggerete questa mia lettera, dicendo che mi urta molto sentirmi spesso chiedere, anche da persone vicine a me: "Ma pensi di essere il Signore in terra?" oppure "Ma ti pagano per fare tutto questo, visto che ormai non hai neppure il tempo per te stesso?". Mi dispiace, non tanto per il giudizio che mi danno, ma molto di più perché non riesco a fargli capire il come sia importante - attraverso i vari impegni nella Chiesa - riversare quell'amore ricevuto da Dio negli altri! Sì, perché in fondo è il modo di contraccambiargli, di ricambiargli il mio amore; visto che vedo (o cerco di vedere, purtroppo non mi riesce sempre) nella persona che ho di fronte, indipendentemente da chi sia, lo stesso Nazareno. Lui stesso infatti disse nel Vangelo: "Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me!" (Mt. 25,40). Tutto insomma si rifà all'amore! Non so quanto fosse religioso Sigmund Freud, il noto padre della psicoanalisi, però anch'egli scrisse: "Fianco a fianco con le esigenze della vita, l'amore è il grande educatore!". Chi fa parte della famiglia di Gesù, vive in un nuovo rapporto con gli altri. Ogni regola di vita cristiana si riassume nel

COMANDAMENTO DELL'AMORE FRATERNO.

Tutti gli uomini hanno la stessa dignità, poiché tutti hanno la stessa immagine a somiglianza di Dio (Gen. 1,26). Impressionante, fondamentale e prezioso allora il comandamento dell'amore dettato da Gesù: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete l'un l'altro" (Gv. 13,34-35). In ogni tempo e in ogni situazione sono sorti dei cristiani che hanno saputo realizzare l'amore fraterno in forme nuove.

Molti di loro sono venerati come Santi. Purtroppo, questi EROI della SOCIETÁ sono sempre stati una minoranza. I cristiani nella loro maggioranza hanno sempre faticato a seguire il loro esempio. Oggi, grazie a Dio, siamo in un momento di risveglio. I cristiani non dovrebbero far altro che imitare il loro Maestro Gesù. Amare vuol dire donare, fare come Gesù che ha messo a disposizione degli uomini la Sua vita stessa, ha comunicato la gioia, ha dato pace e perdono ai peccatori (come tutti noi). Amare vuol dire servire, come Gesù che non è vissuto per sé, ma per gli altri: sempre pronto ad ascoltare e ad emozionarsi, a confortare, ad aiutare; pronto anche a cambiare i Suoi programmi per adeguarsi alle necessità di chi aveva bisogno di Lui. Questo è l'amore che Gesù di Nazareth ci chiede per i fratelli, e senza amore non c'è vita cristiana!

Che cosa significa questo, oggi, in pratica? San Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi scrive:  "[...] Come Dio ci ha trovati degni di affidarci il Vangelo, così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori" (1 Ts. 2,4). La vita sociale e politica sono inscindibili dalla vita cristiana che la persona con fede deve vivere. In un mondo profondamente diviso (da guerre, le lotte di classe e partitiche) spetta al cristiano re-inventare un nuovo modo di essere presente nella società, indicando e costruendo in prima persona l'unità, la giustizia e la solidarietà. In una società dove ognuno pensa per sé, dove chi si crede onesto cerca tutt'al più di "non fare del male a nessuno" (che è già qualcosa intendiamoci), il cristiano vive invece cercando di "fare del bene a chi ne ha bisogno", secondo la parola di Gesù: "Ciò che desiderate gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro!"(Mt. 7,12). Il cristiano, in quanto membro vivo nella Chiesa, è chiamato a incontrarsi con Cristo Salvatore sulle strade del mondo nel quale pure è inserito e opera; il cristiano che vive nel mondo dovrà ricordarsi che in quel mondo non si è cacciato per sua volontà; in quel mondo è stato mandato da Dio come miracolo unico ed irripetibile, perché in quel mondo renda presente la Chiesa, corpo di Cristo, in cui è vitalmente inserito.

Un credente, per compiere tutto ciò, dovrebbe sempre tenere conto di queste quattro cose:

  1. FEDE: "Il giusto vivrà mediante la fede" (Rm. 1,17);
  2. SPERANZA: "La speranza non delude" (Rm. 5,5);
  3. CARITÁ: "La carità non avrà mai fine" (1 Cor. 14,4);
  4. PERDONO: "A chi molto ama, molto sarà perdonato"(Lc. 7,47). Infatti, l'amore genera anche il perdono. E Gesù ci dice che chi perdonerà sulla terra, sarà perdonato anche in cielo dal Padre misericordioso.

Per un cristiano, è questo intimo intreccio per cui la grazia di Dio investe l'uomo nelle sue azioni più ordinarie, e le azioni più ordinarie sono i passi concreti con cui ci rivolgiamo verso Dio, che fa sì che non ci sia uno spazio "neutro" ogni volta che la persona agisce quale persona, cioè deliberatamente, con consapevolezza.    Infatti, quanto più si tende a restringere la responsabilità della persona, tanto più si deprime la persona. Se poi consideriamo le "cose" da cristiani, diventa stimolante il vedersi così valorizzati dal Signore, da poter sempre essere al Suo fianco come Suoi collaboratori. Cristo, infatti, dice nel Suo Vangelo: "Io non vi chiamo servi, ma amici, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma io vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi"              (Gv. 15,15).

"L'essere in comunione con Gesù Cristo ci coinvolge nel Suo essere «per tutti», ne fa il nostro modo di essere. Egli ci impegna per gli altri, ma solo nella comunione con Lui diventa possibile esserci veramente per gli altri, per l'insieme". Solo il Suo amore ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà giorno per giorno, senza perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, per sua natura, è imperfetto. E il Suo amore, allo stesso tempo, è per noi la garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell'intimo aspettiamo: la vita che è «veramente» vita" (intr. "Spe Salvi" di Papa Benedetto XVI).

Le difficoltà crescono quanto più diventano numerose e gravi le responsabilità in ambiti di grande importanza come l'attività politica, sociale, economica, amministrativa, giudiziaria e giornalistica. Qual è allora lo scopo per cui un cristiano entra nella vita sociale e , segnatamente, negli ambiti e nei livelli sopra accennati? La risposta non può essere che questa:  per operare la propria salvezza e collaborare all'opera di Dio per la salvezza del mondo. Ogni altra risposta smentisce il nome cristiano, lo riduce ad un'etichetta. Quando nelle nostre azioni viene violata una virtù, qualunque essa sia, ci rimette allora il Regno di Dio: quello che è dentro di noi e quello che siamo chiamati a costruire fuori di noi. Se si dimentica l'amore, la misericordia, allora la nostra vita sarà fredda, gelida, perché ci mancherà quel calore della nostra coscienza, della nostra anima, del nostro cuore. Quel calore vero che accende la nostra umanità!

Oggi più che mai è importante educare ed educarsi all'amore, alla tolleranza, ai valori veri della nostra umanità; quei valori che ci aiuteranno a vivere insieme bene e non a separarci tra uomini. Quei valori che costituiscono fondamenta vere nella nostra esistenza, quelle fondamenta che danno un senso a questo viaggio della vita. Naturalmente il metodo per eccellenza di educarsi ed educare è l'esempio; infatti dagli esempi si impara e a sua volta si offrono i propri come testimonianza.

Dove non ci capiamo, se ci amiamo, facciamo l'impossibile per capirci. La nostra grave mancanza è quella di non amare mai abbastanza. Ed è lì la sorgente di tutto.

Non si può vivere per le idee o per lo meno non solo, ma per la realtà profonda che è l'amore. Qual è allora il collegamento con Cristo? È necessario? Dio è amore come dice san Giovanni, questo è il collegamento, ed è necessario stare alla scuola di Gesù per imparare qual è l'amore più grande, quello vero. Infatti, Egli dice: "Non c'è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici" (Gv. 15,13). Ed è quello che ha fatto Lui per noi: ci ha dato l'esempio!

Se noi imparassimo da Lui, allora capiremmo tutte le cose con un' intelligenza nuova, sotto una luce nuova; sant'Agostino diceva: "Dio è la luce che non tramonta". Non staremo mai fermi, perché ciò che ci spinge è l'amore. Non porremo mai un limite alla nostra donazione, perché il nostro essere diventa dono. Ma per fare ciò è indispensabile da subito, non giudicare, ma cercare di mettersi nei panni della persona - qualunque essa sia - per capirla in tutto il suo essere; purtroppo è anche la parte più difficile, ma solo così potremo davvero constatare che la differenza è ricchezza dell'umanità! Solo così potremo essere costruttori di una vera civiltà dell'amore, di un futuro migliore, che ci farà rialzare dalle cadute pesanti che in questi ultimi anni ci hanno fatto credere di essere i padroni di tutti e di tutto. Forse questi ultimi periodi di crisi, non solo economica, ma anche di umanità, sono un'occasione per re-inventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all'oggi e potrebbe domani portarci al nulla. Forse mai come ora è in gioco la sopravvivenza dell'umanità e probabilmente l'unico modo per uscirne è tornare ai valori veri della vita quotidiana.

Ogni persona - tanto più un cristiano - davanti a un'ingiustizia, come l'omicidio di un barbone bruciato vivo perché dormiva su una panchina, non può dire: "Pazienza, ce ne sono tanti di barboni". Guai a noi se accadesse, non dovremmo né pensarlo, né dirlo per nessuna persona sulla faccia della terra. A tutte le cattiverie, le ingiustizie e i mali del mondo, anche se è difficilissimo, dovremmo sentire il bisogno di rispondere solo ed esclusivamente con un abisso d'amore, quell'amore che è disarmante, quell'amore che è l'unica medicina per tutti. Certo non è facile, ma è l'unica via della pace e della corresponsabilità del e per il  mondo. Tutto parte allora dalla SOLIDARIETÀ, quale chiave della vita dell'umanità e del piano salvifico di Dio. "Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza dell'inumanità" (G.B. Shaw).

Penso che ogni cristiano debba aver fiducia che l'impegnare sé stesso con tutta la coerenza e la responsabilità possibili nei valori fondamentali della vita umana, là dove egli si trova, è contributo efficace perché si fonda sulla realtà della solidarietà umana e, ancor di più, sulla solidarietà soprannaturale, quella per cui tutti i battezzati sono inseriti in Cristo. Credo che non sia certamente l'essere cristiano che attenua l'impegno per il vero bene della persona e dell'umanità; è l'esserlo troppo poco o male. Penso che ogni vero cristiano non solo desideri essere di più con Cristo perché non può fare a meno di Lui, ma desideri essere di più con Cristo per comportarsi più fraternamente con i suoi fratelli.

Allora chiedo a tutte le persone che ci criticano di mettere da parte le cattiverie su noi cristiani impegnati e di fare critiche positive che ci aiutino a crescere. Inoltre, credo che dovrebbero ammettere e accettare anche i punti di forza che abbiamo e che possono servire per costruire insieme un mondo più giusto, più bello!

Qual è invece la sfida da affrontare per tutti noi cristiani?

Affrontare con animo forte e sereno gli impegni e le responsabilità che ci attendono e, consolati da Dio, confortare i nostri fratelli e sperare tutti assieme, perché "chi spera cammina, chi spera costruisce il futuro, chi spera cambia la storia" (T. Bello).

Manuel Versari


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