| MASTER IN MISTERO ha lasciato un segno II |
L’incontro del Master in Mistero si è svolto all’Aula Mazzini. Raccontate le storie di due ex detenutiLa condizione di vita in carcereL’esperienza di fra Beppe Prioli, che fu assistente di Pietro Maso
Alessandro Rondoni direttore de "Il Momento con fra Beppe Fra Prioli, noto anche per essere stato per alcuni anni in carcere l'assistente spirituale di Pietro Maso che diciassette anni fa uccise i genitori, ha richiamato l'attenzione sulla dignità della persona, la quale «deve essere garantita anche a chi ha commesso atti criminosi». La preghiera all'interno di un percorso di fede, le pene alternative, le attività lavorative complementari al carcere e l'istruzione sono stati gli elementi evidenziati come «essenziali per il mantenimento dell'equilibrio psico-fisico del detenuto e per dare ai carcerati la possibilità di redimersi ed iniziare in questo modo una nuova vita». Il francescano ha poi denunciato il disinteresse verso i detenuti che «sono abbandonati in condizioni vergognose dentro il carcere, privati di ogni possibilità di miglioramento personale». Fra Prioli ha anche parlato del suo lavoro presso le realtà ecclesiali e le diocesi «per ricordare ai cristiani che anche i carcerati devono essere considerati come parte della loro comunità». I due ex detenuti hanno messo in luce disagio e sofferenza negli istituti penitenziari italiani. «L'istruzione, la conoscenza e le occupazioni professionali - hanno osservato - costituiscono strumenti fondamentali per i carcerati, e possono fare la differenza tra chi torna a delinquere una volta libero e chi tenta di ricostruire la propria vita in una prospettiva onesta e positiva». Hanno poi descritto l'incontro con fra Prioli, «giunto a consolare in un momento di profondo sconforto e ad attutire la solitudine sperimentata dai reclusi. Spesso i religiosi costituiscono le uniche presenze amiche in un ambiente molto difficile da vivere ed accettare, essi sono quindi la chiave nei momenti di estremo dolore per avvicinarsi a Cristo, al suo amore e dunque pentirsi per accostarsi ad una nuova vita».
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Un momento degli interventi con gli ex detenuti
Don Dario Ciani ha evidenziato che «i detenuti affrontano situazioni talvolta drammatiche. Tuttavia la realtà forlivese è meno deteriorata di altre. È infatti possibile offrire supporto ai carcerati in modo da migliorarne le condizioni di vita e favorirne il recupero». Oltre a quello sul carcere, durante il “Master in Mistero” dal 13 al 16, vi sono stati altri tre incontri nell’Aula Mazzini. “Babele: caos e mistero” era il titolo di quello del 13; il 14 si è parlato di arte tra mistero e realtà con l'intervento di fra Maurizio Piazza, pittore ed iconografo esperto d'arte; il 16 il tema è stato “Il mistero cammina con noi”. Inoltre i consacrati francescani assieme ad un gruppo di giovani forlivesi hanno incontrato gli studenti universitari, e non solo, per le strade e nelle facoltà, proponendo anche happy hour presso il bar Il Giglio e i Giardini Orselli e intrattenimenti musicali.
Michele Tempera
Al “Master in Mistero” religiosi e ragazzi hanno incontrato gli studenti per strada e nelle facoltà«Amare i giovani prima di giudicarli»Il racconto di una suora in missione tra gli universitari
Pubblichiamo il racconto di suor Sara Dell’Amico che ha incontrato sulla strada i giovani per il “Master in Mistero”, la missione tra gli studenti universitari, e non solo, organizzata dal 13 al 16 ottobre dal Centro diocesano universitari di Forlì-Bertinoro e dai Frati minori dell'Emilia-Romagna.
![]() Suor Sara (prima suora a destra) durante un Happy Hour ai Giardini Orselli
Raccontare un'esperienza non è facile perché si rischia di non riuscire a comunicare bene ciò a cui si tiene di più, ma credo sia giusto provarci lo stesso. Dire bene, cioè bene-dire la realtà che viviamo è importante perché spesso ci sfugge ciò che colora la vita e la rende veramente bella, e io voglio benedire e ringraziare tutti i volti, i cuori, le persone che ho incontrato a Forlì, durante i giorni della missione ai giovani universitari, pensata e realizzata dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro e dai Frati Minori dell'Emilia Romagna. La presenza e il coinvolgimento di giovani sono stati la caratteristica di questa missione: frati, suore, preti e ragazzi. Eravamo circa una trentina in strada a incontrare altri giovani come noi e a proporre loro un messaggio diverso. Spesso si sente dire che i ragazzi di oggi sono spenti, passivi, disimpegnati, vuoti, superficiali; io invece, accanto a tanti occhi distratti, ho incontrato sguardi pieni, appassionati, sguardi di giovani impegnati, ricchi di doni e di voglia di vivere e comunicare l'amore di Dio. Parlo soprattutto delle ragazze e dei ragazzi che hanno collaborato con noi religiosi nella realizzazione di questa missione: giovani che con tanta gioia e coraggio non si sono vergognati di uscire per strada a invitare i propri coetanei a un incontro, quell'incontro con Cristo che loro hanno conosciuto e di cui desiderano fare un'esperienza sempre più profonda e vera.
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Suor Sara e Suor Eliana
Solo l'amore genera amore e forse l'indifferenza di tanti giovani è il risultato di incontri mancati, di relazioni opache o spente, di storie di disinteresse e disattenzioni subite nella propria vita, nei confronti della propria persona. Per essere aperti, generosi, attenti agli altri e ai veri valori della vita bisogna prima averne fatto esperienza, aver incontrato uno sguardo di amore che precede le parole: “Gesù fissatolo lo amò, e disse…”. Prima di giudicare i giovani bisogna amare i giovani, conoscerli, incontrarli, ascoltarli, soffrire per loro, e questo interpella molto la generazione degli adulti: qual è la qualità del tempo che dedichiamo ai nostri ragazzi? C'è una domanda segreta in ognuno di noi che per essere scoperta ha bisogno di uno spazio di silenzio e di relazione. Silenzio e relazione sono realtà da riscoprire e far conoscere e gustare ai ragazzi in tutta la loro bellezza. Durante i giorni di missione, tra le tante iniziative, c'era quella di tenere aperta tutto il giorno la chiesa di Santa Lucia, che si trova proprio davanti alle aule universitarie.
Se avessimo invece il tempo e la pazienza per fermarci e incontrarci veramente incontreremmo Dio e la sua bellezza, e tutto questo ci cambierebbe la vita, vivremmo tutto in una luce nuova, anche le realtà più grigie e dolorose assumerebbero tutto un altro senso e significato vissute nella gioia della sua presenza.
Suor Sara Dell’Amico
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Dopo “Master in Mistero”Nuove opportunità per la pastorale universitaria
Il polo universitario di Forlì ha visto in questo inizio di anno accademico una novità: il Master in Mistero. Un nome nato quasi per gioco si è invece rivelato una vera e propria novità nel panorama universitario forlivese. Tutti sanno forse come è iniziato: la presenza di frati e suore francescane in centro storico durante la settimana di missione giovani non è passata certamente in secondo piano. Ha suscitato interesse e simpatia sia da parte degli studenti sia da parte della struttura universitaria. L'esperienza ha coinvolto anche un piccolo gruppo di missionari che si sono lasciati affascinare dall'esperienza nuova dell'evangelizzazione di strada. Quartier generale dell'iniziativa è stato il nuovo centro di pastorale giovanile di Santa Lucia e soprattutto la chiesa che nei giorni della missione ha aperto i suoi battenti ai tanti giovani che cercavano un luogo di silenzio e preghiera.
Don Davide Brighi, moderato durante la lezione nella facoltà di Ingeneria Spaziale
Il Master in Mistero lancia ora due scommesse per il futuro della pastorale universitaria. Innanzitutto per riflettere sulla novità dell'evangelizzazione. Come affermava papa Paolo VI nell’enciclica Evangelii Nuntiandi il primo annuncio del Vangelo è un compito essenziale della vita della Chiesa. Occorre chiedersi dunque come mai oggi questo compito fondamentale sembri una novità. La città di Forlì ha ricevuto nei giorni scorsi un annuncio diverso di Gesù del quale sicuramente si raccoglieranno i frutti e i primi si vedono già. Ma la prima scommessa è che i giovani universitari si rendano conto del potenziale missionario insito nel loro battesimo, perché l'evangelizzazione diventi uno stile rinnovato di essere cristiano. Molti hanno manifestato stupore e gioia di fronte alla possibilità di sostare e pregare a due passi dal caos di corso della Repubblica. L'entusiasmo davanti al progetto di Santa Lucia ha stupito tanti. E in questa chiesa parrocchiale che ha visto anni di gloria nel passato, e che sembrava oramai abbandonata ai cambiamenti del territorio, potrebbe rinascere quindi una nuova vitalità della Chiesa.
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Lezione: "Isomorfismi tra infinito e infinitesimi"
Da anni, infatti, si parla di una ristrutturazione di tutto il complesso dei locali annessi alla chiesa ma per la prima volta si sta realizzando una reale necessità pastorale per coinvolgere tutta la comunità ecclesiale in questo progetto. La seconda scommessa è dunque che la bella chiesa di Santa Lucia viva una nuova giovinezza. Per ora è nato il segno della preghiera con i giovani alle 18.30 e da tempo alle 8.30 gli universitari di Cl animano la preghiera del mattino. Rimane da chiedersi se i giovani universitari saranno in grado di animare in modo decoroso la vita di una chiesa a due passi dal nascente Campus. La pastorale universitaria ha scommesso, e quando si scommette si può anche vincere; il Signore certamente non si lascerà vincere in generosità e si prenderà cura di questo lavoro.
Davide Brighi
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