Veglia vocazionale 2009 Evangelizzazione e missione La celebrazione inizia con un ingresso solenne portando processionalmente l’Evangeliario. Guida: Chi ha fatto esperienza dell’amore di Dio nell’incontro con Gesù Cristo, non può tenerlo per sé ma sente il bisogno impellente di comunicarlo a tutti! In questa veglia di preghiera chiediamo al Signore di lasciarci sorprendere nuovamente dal dono del suo Amore e nello stesso tempo di farci comprendere la nostra chiamata a continuare la missione da Lui iniziata: che tutti conoscano la bella notizia di essere figli dello stesso Padre che è nei cieli ! n Saluto del Presidente Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Il Dio della speranza che ci riempie di ogni gioia e di ogni pace nella fede, per la potenza dello Spirito Santo sia con tutti voi: E con il tuo spirito. n Invocazione dello Spirito Guida: Invochiamo la grazia dello Spirito Santo, perché con la sua azione che purifica, illumina, accende di santo Amore, ci disponga ad ascoltare la parola di Dio che interpella la nostra vita. Veni Sancte Spiritus, / tui amoris ignem accende. Veni Sancte Spiritus, / Veni Sancte Spiritus. Lett: Vieni, Spirito Santo, misterioso ospite della nostra vita, dono di pietà e di sapienza, vieni e ricordaci tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato. Rit. Vieni, Spirito Santo, Tu che ammaestri gli umili, Vieni maestro dolcissimo, vieni speranza dei poveri, vieni fiducia e sostegno dei deboli. Rit. Pres: O Dio nostro Padre, che in Cristo tua Parola vivente, ci hai dato il modello dell’uomo nuovo, fa’ che lo Spirito Santo ci renda non solo uditori ma realizzatori del Vangelo, perché tutto il mondo ti conosca e glorifichi il tuo nome. Per Cristo nostro Signore n Proclamazione del Vangelo Canto dell’alleluia Dal Vangelo secondo Marco 16,14-20 In quel tempo Gesù apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano. Parola del Signore .......Lode a te, o Cristo Canto dell’alleluia la parola del vangelo risuona nell’insegnamento della Chiesa Dalla Lettera enciclica di Giovanni Paolo II Redemptoris missio n.10-11 L'universalità della salvezza non significa che essa è accordata solo a coloro che, in modo esplicito, credono in Cristo e sono entrati nella chiesa. Se è destinata a tutti, la salvezza deve essere messa in concreto a disposizione di tutti. Ma è evidente che, oggi come in passato, molti uomini non hanno la possibilità di conoscere o di accettare la rivelazione del vangelo, di entrare nella chiesa. Essi vivono in condizioni socio-culturali che non lo permettono, e spesso sono stati educati in altre tradizioni religiose. Per essi la salvezza di Cristo è accessibile in virtù di una grazia che, pur avendo una misteriosa relazione con la chiesa, non li introduce formalmente in essa, ma li illumina in modo adeguato alla loro situazione interiore e ambientale. Questa grazia proviene da Cristo, è frutto del suo sacrificio ed è comunicata dallo Spirito santo: essa permette a ciascuno di giungere alla salvezza con la sua libera collaborazione. Per questo il concilio, dopo aver affermato la centralità del mistero pasquale, afferma: «E ciò non vale solo per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore opera invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti, e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò, dobbiamo ritenere che lo Spirito santo dia a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale»... Nel rispetto di tutte le credenze e di tutte le sensibilità, dobbiamo anzitutto affermare con semplicità la nostra fede in Cristo, unico salvatore dell'uomo, fede che abbiamo ricevuto come dono dall'alto senza nostro merito. Noi diciamo con Paolo: «Io non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede». (Rm 1,16) I martiri cristiani di tutti i tempi anche del nostro hanno dato e continuano a dare la vita per testimoniare agli uomini questa fede, convinti che ogni uomo ha bisogno di Gesù Cristo, il quale ha sconfitto il peccato e la morte e ha riconciliato gli uomini con Dio. Cristo si è proclamato Figlio di Dio, intimamente unito al Padre e, come tale, è stato riconosciuto dai discepoli, confermando le sue parole con i miracoli e la risurrezione da morte. La chiesa offre agli uomini il vangelo, documento profetico, rispondente alle esigenze e aspirazioni del cuore umano: esso è sempre «buona novella». La chiesa non può fare a meno di proclamare che Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio e a meritare con la croce e la risurrezione, la salvezza per tutti gli uomini. All'interrogativo: perché la missione? noi rispondiamo con la fede e con l'esperienza della chiesa che aprirsi all'amore di Cristo è la vera liberazione. In lui, soltanto in lui siamo liberati da ogni alienazione e smarrimento, dalla schiavitù al potere del peccato e della morte. Cristo è veramente «la nostra pace», (Ef 2,14) e «l'amore di Cristo ci spinge», (2 Cor 5,14) dando senso e gioia alla nostra vita. La missione è un problema di fede, è l'indice esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi. La tentazione oggi è di ridurre il cristianesimo a una sapienza meramente umana, quasi scienza del buon vivere. In un mondo fortemente secolarizzato è avvenuta una «graduale secolarizzazione della salvezza», per cui ci si batte, sì, per l'uomo, ma per un uomo dimezzato, ridotto alla sola dimensione orizzontale. Noi invece, sappiamo che Gesù è venuto a portare la salvezza integrale, che investe tutto l'uomo e tutti gli uomini, aprendoli ai mirabili orizzonti della filiazione divina. Perché la missione? Perché a noi, come a san Paolo, «è stata concessa la grazia di annunziare ai pagani le imperscrutabili ricchezze di Cristo». (Ef 3,8) La novità di vita in lui è la «buona novella» per l'uomo di tutti i tempi: a essa tutti gli uomini sono chiamati e destinati. Tutti: Laudate omnes gentes, laudate Dominum (2 volte) Solista: Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria; perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno. Tutti: Laudate omnes gentes, laudate Dominum (2 volte La Parola del vangelo risuona nella vita dei santi e dei testimoni del nostro tempo Francesco Dalla vita prima di Tommaso da Celano « Allora Francesco li radunò tutti insieme, … li divise in quattro gruppi di due ciascuno, e disse loro : Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati ; e siate pazienti nelle persecuzioni, sicuri che il Signore adempirà il suo disegno e manterrà le sue promesse. Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene preparato il regno eterno » (FF 366). Dalla Regola non bullata « Dice il Signore : Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe'. Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo. Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati ; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione. I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L'altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo » (FF 42-43). Mentre si esegue un canto adatto viene portato all’altare e deposto accanto al libro dei vangeli un ramo di ulivo Chiara Dal testamento di Santa Chiara Nel nome del Signore. Amen. Tra gli altri doni, che ricevemmo e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali dobbiamo maggiormente rendere grazie allo stesso glorioso Padre, c’è la nostra vocazione: e quanto più è grande e perfetta, tanto più a lui siamo obbligate. Perciò l’Apostolo dice: «Conosci la tua vocazione». Per noi il Figlio di Dio si è fatto via, che ci mostrò e insegnò con la parola e con l’esempio il beatissimo padre nostro Francesco, di lui vero amante e imitatore. Dobbiamo, quindi considerare, sorelle dilette, gli immensi doni di Dio a noi elargiti, ma tra gli altri, quelli che Dio si è degnato di operare in noi per mezzo del suo servo diletto, il beato Francesco nostro padre, non solo dopo la nostra conversione, ma anche quando eravamo nella misera vanità del mondo. Quando lo stesso santo, infatti, che non aveva ancora né fratelli né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, mentre edificava la chiesa di San Damiano, totalmente visitato dalla consolazione divina, fu spinto fortemente ad abbandonare del tutto il mondo, per gran letizia e per l’illuminazione dello Spirito Santo profetò a nostro riguardo quello che poi il Signore adempì. Salendo infatti in quel tempo sul muro di detta chiesa, a certi poveri che si trovavano lì appresso diceva a voce spiegata e in lingua francese: «Venite e aiutatemi nell’opera del monastero di San Damiano, perché qui tra poco ci saranno delle signore: nella loro esistenza degna di fama e santità del loro tenore di vita sarà glorificato il Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa». In questo possiamo dunque considerare la copiosa benevolenza di Dio verso di noi: per la sua sovrabbondante misericordia e carità, per mezzo del suo santo si è degnato di parlare così della nostra vocazione ed elezione. E non solo di noi il beatissimo nostro padre Francesco profetizzò queste cose, ma anche delle altre che sarebbero venute nella santa vocazione, nella quale il Signore ci chiamò. Con quanta sollecitudine e con quanta applicazione di mente e di corpo dobbiamo dunque custodire i comandamenti di Dio e del nostro padre, per restituire con la cooperazione del Signore il talento moltiplicato! FF 2823-2828 Mentre si esegue un canto adatto viene portato all’altare un cero acceso Dalle lettere dalla Turchia di don Andrea Santoro (presbitero fidei donum della diocesi di Roma, assassinato a Trabzon il 5 febbraio 2006) Questa mattina stavo aspettando i falegnami e il fabbro, preoccupandomi di quando sarebbero arrivati. All’improvviso è suonato il campanello. “E’ lunedì”, rispondo, “le visite alla Chiesa oggi non ci sono”. Una voce dall’altra parte risponde: “Ho avuto un sogno…”. Vado alla porta e mi trovo davanti un ragazzone sorridente e deciso: “Debbo entrare in Chiesa. Due notti fa ho avuto un sogno che mi diceva di venire alla Chiesa di Trabzon: c’era un crocifisso che mi tendeva la mano e mi diceva: Vai a Trabzon! Ho preso l’autobus e sono venuto” (Ha dovuto fare una decina di ore di autobus per arrivare!). mentre aspettavo i falegnami stavo proprio meditando il Vangelo di oggi: “Il vento soffia dove vuole, non sai di dove viene e dove va: così è di chi è nato dallo Spirito”. Mi sono anche ricordato come fu proprio per un sogno che il centurione Cornelio mandò a chiamare Pietro a un centinaio di chilometri di distanza…ci rendiamo conto che la grazia di Dio si muove in assoluta libertà e imprevedibilità, che a noi non è dato suggerirle nulla, solo riconoscerla, gioirne, accoglierla e assecondarla. Questo vale anche per noi: quando il Signore bussa bisogna aprire e farlo entrare e poi sedersi a mensa con lui che viene per sedersi a mensa con noi. Quando arriva una sua folata di “vento” non dobbiamo pensare che sia una fantasia. È lui, è la sua grazia, è la sua attrazione segreta. È un momento personale che riguarda te e nessun altro. Dicendo il primo sì se ne predispongono altri. Interrogate il vostro passato: i punti luminosi che si sono accesi, è il Signore che è passato. Dice il Cantico dei Cantici: “Ha bussato il mio amato alla mia porta, appena ha messo la mano sul chiavistello ho sentito un fremito…”. E ancora: “Ho cercato l’amato del mio cuore, l’ho trovato e non lo lascerò mai…”. E conclude dicendo: “Vieni, fuggiamo sui monti degli aromi…”. Il desiderio che Dio suscita nel cuore ti cattura e ti porta a fuggire con Lui. Inoltre Colui che ha iniziato la storia si preoccupa anche di portarla a compimento attraverso prove, tentazioni, sofferenze, gioie, un succedersi di luci e oscurità, di rapimenti di cuore e di aridità improvvise. Poi verrà il momento dell’incontro finale quando lo vedremo faccia a faccia…. In un incontro tenuto a Marzo in una parrocchia del Lazio, molti manifestavano una grande paura dei musulmani. Io rispondevo che Gesù ci ha detto di non aver paura di nulla. Solo di una cosa bisogna avere paura: di non essere cristiani, di essere come diceva Gesù, un “sale senza sapore”, una luce spenta o un lievito senza vita. I cristiani per secoli hanno affrontato i pericoli del mondo senza paura, e il mondo è cambiato. Poi hanno cominciato ad avere paura e hanno impugnato la spada con cui Pietro tagliò l’orecchio alla guardia venuta per catturare Gesù. Gesù rispose così a Pietro: “rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada”. E aggiunse: “Pensi che io non potrei pregare il Padre mio, che subito mi darebbe più di dodici legioni di angeli?”. San Giovanni Crisostomo del IV secolo qui in Turchia diceva: “Il Cristo pasce agnelli. Finchè saremo agnelli vinceremo, quando diventeremo lupi perderemo”. Così è stato in questa parte del mondo dove il cristianesimo è sfiorito. Solo uno spirito di agnelli lo farà rifiorire. Se dimentichiamo le parole di Gesù:” rimetti la tua spada nel fodero” e “amate i vostri nemici” anche noi sfioriremo… Il vantaggio di noi cristiani nel credere in un Dio inerme, in un Cristo che invita ad amare i nemici, a servire per essere “signori” della casa, a farsi ultimo per risultare primo, in un Vangelo che proibisce l’odio, l’ira, il giudizio, il dominio, in un Dio che si fa agnello e si lascia colpire per uccidere in sé l’orgoglio e l’odio, in un Dio che attira con l’amore e non domina con il potere, è un vantaggio da non perdere. È un vantaggio che può sembrare svantaggioso e perdente lo è, agli occhi del mondo, ma è vittorioso agli occhi di Dio e capace di conquistare il cuore del mondo…Non è facile, come non è facile la croce di Cristo sempre tentata dal fascino della spada. Ci sarà chi voglia regalare al mondo la presenza di “questo” Cristo? Ci sarà chi voglia essere presente in questo mondo mediorientale semplicemente come “cristiano”, “sale” nella minestra, “lievito” nella pasta, “luce” nella stanza, “finestra” tra muri innalzati, “ponte” tra rive opposte, “offerta” di riconciliazione? Mentre si esegue un canto adatto viene portato all’altare del sale n La Parola ascoltata nel Vangelo e nelle testimonianze suscita Preghiere spontanee di ringraziamento, lode, supplica che formuliamo intercalando un ritornello cantato n Padre nostro n Congedo e mandato Come congedo e mandato proclamiamo nuovamente il vangelo di Marco ascoltato all’inizio della celebrazione. Canto dell’alleluia Dal Vangelo secondo Marco 16,14-20 In quel tempo Gesù apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano. Canto dell’alleluia Al termine della proclamazione tutti i partecipanti sono invitati a baciare il libro dei vangeli n benedizione finale e scambio del segno di pace Pres:Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. Pres: Il Signore vi benedica e vi custodisca. Mostri a voi la sua faccia e abbia misericordia di voi Amen. Pres: Volga il suo volto verso di voi e vi dia pace. Amen. Pres: Il Signore sia con voi sempre ed ora voi siate sempre con Lui. Amen. Amen. Pres: Scambiatevi un segno di pace e andate portando a tutti la pace del Cristo risorto.
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