Settimana di evangelizzazione francescana 2009
MISSIONE ED EVANGELIZZAZIONE
PRESENTAZIONE
Si sa che nessuno può dare quello che non ha. Occorre che la vita prenda Forma, la Forma del Vangelo. Mettersi alla scuola del Maestro per imparare da lui e “prendere” la sua Forma. Riceversi dalle mani di un Altro per essere uomini e donne autenticamente evangelici, come Francesco. Questa è la Via che egli ci ha insegnato e che, ancora oggi, ci indica con forza. Questo sussidio vuole aiutare a “stare con il Maestro” nella preghiera, nell’ascolto della sua Parola, nella comunione con i fratelli e le sorelle. Attingiamo al cuore di Francesco e alla sua vita intessuta di gesti e parole evangeliche. Risuoni in tutti: “va’ e ripara la mia casa”. L’urgenza di “far conoscere a tutti che non c’è nessuno onnipotente nell’amore eccetto Lui” esploda in tutte le fibre del nostro essere. Francesco è stato e continua ad essere per ciascuno di noi una sentinella che ci sveglia e ci stimola, come un dito puntato sul vangelo del Cristo, per invitarci a scoprire sempre più i suoi spazi e i suoi orizzonti illimitati. I nostri passi prendano allora l’andatura della corsa di chi non riesce a trattenere l’abbondanza di vita ricevuta.
domenica 27 settembre UNA VOCAZIONE PER LA MISSIONE EVANGELIZZATRICE
PRESENTAZIONE Francesco ha scoperto la sua vocazione alla missione accogliendo la rivelazione evangelica dell'invio dei discepoli da parte di Gesù alla Porziuncola. E allo stesso tempo ha abbracciato lo stile evangelico di vita per essere vero testimone del Signore. In Francesco, vocazione evangelica e missione apostolica nascono insieme e in qualche modo si identificano. La vocazione del francescano non è di vivere per se stesso o di santificarsi da solo, ma di vivere per gli altri; la sua vocazione è quella dell'inviato, del missionario. La missione prima di essere qualcosa che facciamo, è la ragione per la quale siamo. Non si tratta in primo luogo di fare, di agire, di predicare, e nemmeno di "andare tra i saraceni e gli altri infedeli", ma di essere missionari nel cuore e nello spirito, di condurre una vita "missionaria". La qualità della vita determina la qualità della missione!
LITURGIA DELLE ORE
LODI Alla Porziuncola Francesco intuì che per essere vero discepolo di Gesù doveva esserne anche il testimone, e che per essere autentico testimone doveva farsi discepolo del Signore. Mentre un giorno (nella chiesetta di santa Maria degli angeli alla Porziuncola) ascoltava devotamente la messa degli apostoli, sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo: Non tenete né oro, né argento, né denaro nelle vostre cinture, non abbiate bisaccia da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone. Questo udì, comprese e affidò alla memoria l’amico della povertà apostolica e, subito, ricolmo di indicibile letizia, esclamò: «Questo è ciò che desidero; questo è ciò che bramo con tutto il cuore!». LegM: FF 1051
VESPRI La vocazione francescana è essenzialmente profetica e per questo contiene l'urgenza di annunciare Gesù Cristo in tutto il mondo, per portare tra i popoli, ai quali non è ancora giunto il lieto annunzio, il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Lodatelo perché è buono ed esaltatelo nelle opere vostre, poiché per questo vi mandò nel mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c'è nessuno Onnipotente eccetto Lui. LOrd.: FF 216
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. Dilata lo sguardo del tuo popolo santo sull’orizzonte dell’universalità, perché sappia riconoscere ed accogliere con stupore la presenza del tuo spirito, Padre, instancabilmente all’opera anche oltre i confini della comunità ecclesiale. 2. Apri le mani ed il cuore di quanti si trovano nell’abbondanza, perché si riduca il divario tra ricchi e poveri e ad ogni uomo sia garantita un’esistenza dignitosa, fondata sulla giustizia, la solidarietà e la condivisione. 3. Suscita ancora in molti giovani il desiderio di seguire Cristo povero e crocifisso sui passi di Chiara e Francesco d’Assisi, perché testimoniando con la coerenza della vita la propria adesione al Vangelo e la gioia di essere tuoi, attirino altri fratelli al tuo amore.
Lunedì 28 settembre …CHE NASCE DALL’INCONTRO
PRESENTAZIONE Se si vuole essere realmente "missionari nel mondo" bisogna tenere il cuore rivolto al Signore. La dimensione contemplativa è la ragione prima e ultima della missione francescana, della condizione di apostoli, testimoni e missionari. Solo la sete dissetata si fa messaggio. La missione evangelizzatrice nasce sempre dall'incontro; annunciare Cristo è sempre l'annuncio di un'esperienza, di un incontro. Per questo il missionario, se non è un contemplativo, non può annunziare il Cristo in modo credibile; deve trovare gusto nella preghiera come per un incontro desiderato. Per questo bisogna tenere il cuore rivolto al Signore. Il miglior test per sapere se abbiamo il cuore rivolto al Signore e se lo abbiamo incontrato, è se nella nostra vita c'è gioia, fiducia, abbandono incondizionato. È impossibile entrare in contatto con il Signore senza che si generino nel nostro cuore sentimenti di gratitudine, di gioia, di fiducia, di affidamento. D'altra parte l'incontro con il Signore ci porta a sperimentare l'amore, l'accoglienza incondizionata e il perdono da parte di Dio e, di conseguenza, a guardare il mondo con il pathos del cuore di Dio. Se non ci sono questi segni è certo che non ci siamo incontrati con il Dio rivelatosi in Gesù. L’incontro con il Signore poi si trasforma in testimonianza e in missione. Chi si è incontrato con Gesù non può fare a meno di comunicarlo.
LITURGIA DELLE ORE
LODI Il Poverello di Assisi predicava quello che contemplava. Infatti, alla predicazione non c'è miglior preparazione che la contemplazione. Da allora, sottraendosi al chiasso del commercio e della gente, Francesco supplicava devotamente la clemenza divina, che si degnasse mostrargli quanto doveva fare. Intanto la pratica assidua della preghiera sviluppava sempre più forte in lui la fiamma dei desideri celesti e l’amore della patria celeste gli faceva disprezzare come un nulla tutte le cose terrene. Sentiva di avere scoperto il tesoro nascosto e, da mercante prudente, si industriava di comprare la perla preziosa che aveva trovato, a prezzo di tutti i suoi beni. LegM: FF 1033
VESPRI L’attività missionaria ha bisogno di essere alimentata, nutrita, ogni giorno, dalla Parola, dalla presenza del Cristo, dalla luce dello Spirito, dalla contemplazione del volto di Dio. Senza una profonda vita interiore non è possibile vivere la missione, la quale non è altro che la testimonianza e la manifestazione dell'amore di Dio per gli uomini. Ascoltando il nome di lui, adoratelo con timore e riverenza proni a terra: Signore Gesù Cristo, Figlio dell'Altissimo è il suo nome, che è benedetto nei secoli. Ascoltate, figli del Signore e fratelli miei, e prestate orecchio alle mie parole. Inclinate l’orecchio del vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio. Osservate con tutto il vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli. LOrd: FF 215-216
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. Continua ad edificare, nella fedeltà del tuo amore e nella santità, la tua Chiesa, Padre: sia un popolo di umili dal cuore semplice, che pongono tutta la loro gioia nel servirti e nel lodare il tuo nome. 2. Converti ogni atteggiamento di dominio, di supremazia e di antagonismo dei potenti della terra in gesti di accoglienza, di confronto fraterno e di dialogo, nei quali si renda visibile il rispetto per le diversità e la volontà di costruire, nella pace, una nuova civiltà dell’amore. 3. Concedi alle sorelle povere di santa Chiara di avere il cuore e la mente costantemente rivolti a te, per sperimentare quotidianamente la tua misericordia senza limiti e così imparare a guardare il mondo animate dal tuo stesso ardore.
Martedì 29 settembre FRATERNITÀ IN MISSIONE E MISSIONE IN FRATERNITÀ
PRESENTAZIONE Il progetto evangelico francescano è vivere la "fraternità-in-missione". Nell'esperienza e nell'insegnamento di Francesco vi è uno stretto legame tra l'azione apostolica e la fraternità. La fraternità-in-missione viene prima dei servizi e dei ministeri, e trova gli elementi costitutivi nella esperienza e nella volontà di Francesco. La missionarietà dà forma di vita e di azione a tutta la fraternità. La comunione che deve regnare in ogni fraternità si espande all'esterno facendo di tutta la fraternità un luogo e uno strumento per costruire la comunione tra gli uomini e tra di loro e Dio. Anche in questo senso essa è originariamente missionaria, poiché vive la comunione e genera comunione. Quando l'esperienza della comunione fraterna è vissuta, trasborda e si trasmette, viene comunicata all'esterno creando altrettanti circoli di comunione. Lo spirito missionario si coltiva nella vita quotidiana e nella fraternità, che dovrebbe "osare" una vita ordinaria evangelizzatrice nella preghiera comunitaria, nelle relazioni fraterne, nel progetto di vita e di apostolato. Così la fraternità intera si fa "missionaria" nel suo essere e nel suo vivere".
LITURGIA DELLE ORE
LODI Francesco non manda mai un fratello solo per il mondo. La fraternità e la comunione sono il punto di partenza e il cuore della missione francescana. Il beato Francesco li radunò tutti insieme, e dopo aver parlato loro a lungo del regno di Dio, del disprezzo del mondo, del rinnegamento della propria volontà, del dominio che si deve esercitare sul proprio corpo, li divise in quattro gruppi, di due ciascuno, e disse loro: «Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati; e siate pazienti nelle persecuzioni, sicuri che il Signore adempirà il suo disegno e manterrà le sue promesse. Rispondete con umiltà a chi vi interroga, benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene preparato il regno eterno». Ed essi, ricevendo con gaudio e letizia grande il precetto della santa obbedienza, si prostravano supplici davanti a san Francesco, che abbracciandoli con tenerezza e devozione diceva ad ognuno: «Riponi la tua fiducia nel Signore ed egli avrà cura di te». 1Cel: FF 366-367
VESPRI Francesco vedeva il suo Ordine come una fraternità di pellegrini e forestieri, pacifici e umili, che vivono senza nulla di proprio, che lavorano con fedeltà e devozione, che vanno per il mondo "a predicare e lodare Dio". Consiglio, poi, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo, che quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole e non giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene. Rb: FF 85
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. Assisti e custodisci la tua Chiesa, Padre, con la premurosa protezione dei tuoi Angeli: la sostengano nel tempo della prova e la conducano sulla via della salvezza. 2. Benedici tutti coloro che nell’ambito del volontariato offrono gratuitamente competenze, tempo ed energie ai fratelli soli, malati ed emarginati: sperimentino la gioia di essere tuoi messaggeri e segni tangibili della tua prossimità. 3. Accompagna e rendi feconda l’opera di evangelizzazione dei nostri fratelli del Primo Ordine in terra di missione: attraverso progetti di promozione umana e la loro presenza pacifica, umile e fraterna, facciano conoscere a tutti il tuo volto di Padre.
Mercoledì 30 settembre TESTIMONIARE “MOSTRANDO”
PRESENTAZIONE Il francescano è inviato per rivivere in se stesso il Mistero di Cristo e "mostrarlo" agli uomini attraverso la testimonianza del buon esempio. Per Francesco, i fratelli la dovevano offrire con il loro modo di essere e i loro comportamenti, con il loro stesso saluto evangelico di pace. Ciò che attirava le folle, non era l'eloquenza e la scienza di Francesco, ma lo spettacolo di un uomo nuovo, pieno di Dio. I francescani, allora, devono essere soggetti ad ogni creatura umana, presentarsi senza ricchezze e senza potere, in spirito di umile servizio e senza alcun sentimento di superiorità. Essi devono solo essere presenti, come «sudditi» e come «cristiani». La missione come presenza attraente e testimonianza silenziosa è anche riconoscere e rispettare l'opera di Dio negli altri, e situarsi con umiltà e come "sudditi" dentro il piano di Dio su di loro.
LITURGIA DELLE ORE
LODI Francesco, in quanto minore, è attraverso il suo agire, attraverso la sua stessa vita che ha essenzialmente predicato. Su Francesco, in quanto veramente poverello e contrito di cuore, Iddio eccelso posò il suo sguardo con tanta accondiscendenza e benignità, che non soltanto lo sollevò, mendico, dalla polvere della vita mondana, ma anche lo rese tale che facesse professione della perfezione evangelica, ne fosse la guida e l’araldo, e lo scelse come luce per i credenti, affinché, divenuto testimone della luce, preparasse per il Signore la via della luce e della pace nel cuore dei fedeli. Come la stella del mattino, che appare in mezzo alle nubi brillando con il luminoso splendore della sua vita e della sua dottrina, egli attrasse verso la luce coloro che giacevano nelle tenebre e nell’ombra della morte; come l’arcobaleno, che brilla tra le nubi luminose, portando in se stesso il segno del patto del Signore, annunziò agli uomini il vangelo della pace e della salvezza. Sorgendo anch’egli come angelo della vera pace, fu inoltre, a imitazione del Precursore, predestinato da Dio a preparargli la strada nel deserto dell’altissima povertà e a predicare la penitenza con l’esempio e con la parola. LegM: FF 1020
VESPRI Per Francesco sono i comportamenti, le azioni, prima e più della parole a dover mostrare agli altri la realtà vera del modello offerto da Cristo. Quando i frati vanno per il mondo (…) non resistano al malvagio; ma se uno li percuote su una guancia, gli offrano anche l’altra. E se uno toglie loro il mantello, non gli impediscano di prendere anche la tunica. Diano a chiunque chiede a loro; e a chi toglie le loro cose, non le richiedano. Rnb: FF 40 E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino tra loro familiari l’uno con l’altro. Rb: FF91
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. La Chiesa, radicata in Cristo, attinga dalla preghiera la forza per testimoniare la paternità di Dio, attraverso la vicinanza e il servizio agli uomini del nostro tempo. 2. Gli uomini e le donne di buona volontà si impegnino a permeare le realtà terrene di spirito evangelico, scegliendo l’ambito politico come luogo di evangelizzazione e testimonianza della carità. 3. I fratelli dell’ordine francescano secolare siano presenze umili, ricolme dello Spirito del Signore, per mostrare con la vita la bellezza del vangelo vissuto e incarnato nella storia del nostro paese.
Giovedì 1 ottobre ANNUNCIARE “INVITANDO”
PRESENTAZIONE La testimonianza della vita deve essere accompagnata dalla testimonianza della parola. I francescani non sono i possessori o proprietari della Parola. Anzi, prima devono immergersi nella vita, in mezzo al popolo, per imparare ciò che Dio vuole e ciò che a lui piace. Devono essere «prudenti come serpenti e semplici come colombe»: è il criterio evangelico che Francesco ha messo all'inizio del capitolo e alla base della missione. Il messaggio di Francesco raggiungeva ogni persona nella realtà concreta, in un contesto di conflitto o di rivolta o di odio o di divisione o di violenza, perché il Poverello era cosciente che il Vangelo, e solo il Vangelo, poteva apportare soluzioni impensabili e insperate. Francesco era cosciente di essere inviato nella città degli uomini per trasformarla in città e regno di Dio. Così il francescano missionario: egli non impone, ma propone; non obbliga, ma invita; non si attarda sulle verità, ma offre soluzioni di riconciliazione e di pace; non insegna, ma condivide ciò che ha nel cuore.
LITURGIA DELLE ORE
LODI Francesco non predicava verità teologiche astratte, egli entrava piuttosto nelle situazioni concrete della vita e invitava a percorrere un cammino personale per entrare nel Regno offerto dal Signore. Per divino incitamento, Francesco si dedicò a emulare la perfezione evangelica e a invitare tutti gli altri alla penitenza. I suoi discorsi non erano vani o degni di riso, ma ripieni della potenza dello Spirito Santo: penetravano nell’intimo del cuore e suscitavano forte stupore negli ascoltatori. In ogni sua predica, all’esordio del discorso, salutava il popolo con l’augurio di pace, dicendo: «Il Signore vi dia la pace!». Aveva imparato questa forma di saluto per rivelazione del Signore, come egli stesso più tardi affermò. Fu così che, mosso anch’egli dallo spirito dei profeti, come i profeti annunciava la pace, predicava la salvezza e, con le sue ammonizioni salutari, riconciliava in un saldo patto di vera amicizia moltissimi, che prima, in discordia con Cristo, si trovavano lontani dalla salvezza. LegM: FF 1052
VESPRI L'annuncio missionario di Francesco, con brevi e semplici parole, non era che un invito alla penitenza, alla conversione, alla riconciliazione e alla pace. Temete e onorate, lodate e benedite, ringraziate e adorate il Signore Dio onnipotente nella Trinità e nell’Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di tutte le cose. Fate penitenza, fate frutti degni di penitenza, perché presto moriremo. Date e vi sarà dato, perdonate e vi sarà perdonato; e se non perdonerete agli uomini i loro peccati, il Signore non perdonerà a voi i vostri peccati. Confessate tutti i vostri peccati. Beati quelli che muoiono nella penitenza, poiché saranno nel regno dei cieli. Guai a quelli che non muoiono nella penitenza poiché saranno figli del diavolo di cui compiono le opere, e andranno nel fuoco eterno, Guardatevi e astenetevi da ogni male e perseverate sino alla fine nel bene. RnB: FF 55
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. La Chiesa sia annunciatrice mite e coraggiosa del Vangelo, portatrice di quella pace che non cede ai compromessi, ma sa donare la vita per il Regno. 2. I giovani francescani siano uomini e donne di riconciliazione: dove sorgono divisioni lavorino per l’unità, dove regna la violenza pongano gesti concreti di pace, condivisione, prossimità. 3. Gli animatori vocazionali siano immersi nella contemplazione di Cristo e dei suoi misteri, per poter essere annunciatori credibili del vangelo vissuto, capaci di invitare e suscitare nei giovani il desiderio di Dio e la volontà di seguirlo.
Venerdì 2 ottobre POVERI ED ESPROPRIATI PER CONDIVIDERE
PRESENTAZIONE L'amore in Francesco per la signora santa Povertà nasce dall’amore per il Cristo che si è fatto piccolo e povero, e per la sua santa Madre Maria, che ha pure vissuto nella grande povertà. La povertà-espropriazione esprime anche la necessità e il desiderio di restituire a Dio tutto ciò che viene da Lui e che a Lui appartiene. Tale processo di vita interiore conduce ad acquisire una grande libertà e disponibilità, che permette al francescano di sentirsi solidale con colui che è povero per necessità, e non per scelta. Siamo sfidati a vedere la storia e la realtà a partire dai poveri, dando priorità e assumendo le loro necessità vitali. Siamo invitati a vivere con lo stretto necessario, in uno spirito di condivisione, solidarietà e fraternità. I poveri sono i nostri maestri e i nostri "pro-vocatori", ossia coloro che reclamano da noi scelte e gesti profetici. Per essere in cammino con i poveri è indispensabile camminare ogni giorno in compagnia di Gesù e in comunione con i fratelli. La solidarietà con i poveri ci avvicina al Signore e la comunione con il Signore alimenta la compassione per i poveri. È un itinerario unico, interiore e missionario.
LITURGIA DELLE ORE
LODI Contempliamo Cristo nostro unico Signore, lo amiamo e ascoltiamo la sua Parola, nella misura in cui ascolteremo i poveri, li ameremo e saremo solidali con loro. Francesco l’ha fatto per primo. Chi potrebbe esprimere la compassione di questo uomo (Francesco) verso i poveri? Era certamente di cuore buono per natura, ma lo divenne doppiamente per la carità che gli venne data dall’alto. Perciò l’animo di Francesco si struggeva davanti ai poveri e, quando non poteva porgere la mano, donava almeno il suo affetto. Qualunque fosse il bisogno e qualsivoglia necessità vedeva in altri, rivolgendo l’animo con rapida riflessione, li riferiva a Cristo. Così in tutti i poveri riconosceva il Figlio della Madonna povera e portava nudo nel cuore Colui che lei aveva portato nudo tra le braccia. 2Cel: FF 67
VESPRI La scelta di povertà e umiltà espressa dall’incarnazione di Cristo si traduce nella scelta della povertà volontaria per concretizzarsi poi in una vita di poveri tra i poveri. Tutti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che di tutto il mondo, come dice l’apostolo, noi non dobbiamo avere nient’altro, se non il cibo e l’occorrente per vestirci, e di questo ci dobbiamo accontentare. E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada. Rnb: FF 29-30
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. La Chiesa contempli Cristo come unico Signore, lo ami e lo ascolti nella Parola, lo sappia riconoscere e servire nei poveri del nostro tempo. 2. La famiglia francescana sappia vivere una reale scelta di povertà, imparando a fare a meno del superfluo per condividere la sorte degli ultimi, restituendo a Dio tutto ciò che da lui proviene, quale donatore sommo. 3. I frati minori sappiano accogliere la sfida che proviene dai poveri, ponendo scelte profetiche, come singoli e come ordine, che testimonino una vita povera e solidale.
Sabato 3 ottobre MINORI PER ESSERE SOLIDALI
PRESENTAZIONE È per seguire più da vicino il Signore Gesù, che si è annientato e fatto piccolo per noi, e per testimoniarlo, renderlo visibile agli uomini, che il francescano sceglie di vivere in "minorità". Anch'egli si fa piccolo tra i piccoli della società, anzi il più piccolo di qualunque persona possa avere davanti a sé. Nemmeno la povertà e la minorità sono fine a se stesse, ma ancora ambedue sono orientate alla missione a partire dal modello di Gesù povero, espropriato, obbediente in tutto alla volontà del Padre. Francesco vuol vivere da minore sempre e di tutti per poter vivere da fratello sempre e di tutti. Questo rivela non solo una precisa gerarchia di valori, ma anche un concezione della fraternità che volendo includere tutti e avendo bisogno di esprimersi concretamente nella condivisione di vita con tutti, non può fare a meno di porre coraggiosamente i frati a livello degli ultimi.
LITURGIA DELLE ORE
LODI La fraternità francescana è una fraternità di minori, poveri e solidali, pellegrina e straniera per le strade del mondo sulle orme di Gesù, per proclamare il valore di tutto l'uomo e di ogni creatura. Diceva il beato Francesco: «Per questo Dio volle che i frati si chiamassero ‘‘minori’’, perché questo è il popolo che il Figlio di Dio chiese al Padre suo. È di questo popolo che il Figlio stesso di Dio dice nel Vangelo: Non temete, o piccolo gregge, poiché piacque al Padre vostro dare a voi il regno. E ancora: Quello che avrete fatto a uno di questi miei fratelli minori, lo avete fatto a me. CAss: FF 1640
VESPRI Francesco chiama i suoi frati “minori”. Il suo programma evangelico si può riassumere così: minori sempre e di tutti per essere fratelli sempre e di tutti. E nessuno sia chiamato priore, ma tutti allo stesso modo siano chiamati frati minori. E l’uno lavi i piedi dell’altro. Tutti i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire o per lavorare, non facciano né gli amministratori, né i cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio; né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti danno alla loro anima ma siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa. Rnb: FF 24
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. La Chiesa, pellegrina in questo mondo, viva espropriata e obbediente alla volontà del Padre, annunciando la potenza del vangelo e la bellezza della fede e della vita in Cristo. 2. I francescani impegnati nella salvaguardia del creato, annucino uno stile di vita umile, da minori, soggetti a ogni creatura, in cui riconoscere un frammento della bellezza del creatore. 3. La Gioventù francescana guardando a Gesù che per noi si è fatto piccolo e povero, imparino il suo stesso amore per il Padre, assumendone progressivamente il sentire, che fa nuove tutte le cose.
Domenica 4 ottobre FRANCESCO, SPECCHIO ED ESEMPIO
PRESENTAZIONE
Francesco, figlio devoto e obbediente della Chiesa, volle anche l'approvazione e il mandato da parte del Papa, che insieme all'approvazione della sua forma vitae gli conferì il mandato apostolico dicendo a lui e ai suoi compagni: «Andate con il Signore, fratelli, e predicate a tutti la penitenza, come egli si degnerà di ispirarvi». E così continuò ad inviare «gruppi di frati in quasi tutte le parti del mondo, dove si coltiva e si osserva la fede cattolica». Lui stesso, mosso dal bruciante desiderio del martirio, tentò di andare ancora più lontano, al di fuori dei confini della cristianità medievale per raggiungere il mondo islamico in Marocco, e poi una seconda volta in medio oriente, ma per due volte ne fu impedito dal Signore. Infine, con frate Illuminato, riuscì ad arrivare a Gerusalemme, ad attraversare incolume i due eserciti dei crociati e dei musulmani a Damietta, e ad incontrare il Sultano. Alla fine della sua vita "missionaria", Francesco ripropone ai suoi frati, in sintesi, le condizioni e lo spirito dell'essere missionario. Vi è anzitutto l'ascolto della Parola e della voce di Gesù, un ascolto attento e interiore ("l'orecchio del vostro cuore"), un ascolto che sfocia nell'adorazione. In secondo luogo, è necessaria l'obbedienza, la prontezza nel mettere in pratica, nell'adempiere "perfettamente i suoi consigli". Allora si accoglie, nella lode e nel rendimento di grazie, la chiamata del Signore e il suo invio: chiamati per essere inviati al mondo intero. Prima del cammino missionario esteriore, vi è un cammino interiore di conversione da percorrere, a partire dal quale si può andare a far conoscere il Cristo e il suo Vangelo con l'esempio e con la parola.
LITURGIA DELLE ORE
LODI La passione apostolica veniva a Francesco dal profondo e sofferente sentimento che "l'Amore non è amato", come andava spesso gridando nelle contrade. Francesco si calava nelle situazioni concrete dei suoi contemporanei e si faceva portatore di pace e strumento di riconciliazione. Quanto poi al fervore della carità perfetta, da cui l’amico dello Sposo si sentiva trasportato in Dio, ognuno può constatarlo da questo soprattutto: egli bramava ardentemente di immolarsi con la fiamma del martirio, ostia viva per il Signore. Tre volte, per tale cagione, egli intraprese il cammino verso i paesi degli infedeli; ma le prime due volte ne fu impedito da disposizione divina. Finalmente la terza volta, dopo molti oltraggi, catene, percosse e fatiche innumerevoli, scortato da Dio, fu condotto al cospetto del sultano di Babilonia: là predicò il Vangelo di Cristo, con una manifestazione così efficace di spirito e di potenza che lo stesso sultano ne fu ammirato e, diventato mansueto per divina disposizione, lo ascoltò con benevolenza. In verità, egli notò in lui fervore di spirito, costanza d’animo, disprezzo della vita presente, efficacia nella parola di Dio e concepì verso di lui tanta devozione che lo stimò degno di molto onore, gli offrì doni preziosi e lo invitò insistentemente a prolungare il soggiorno presso di lui. Ma quel vero spregiatore di se stesso e del mondo rifiutò come fango tutte le cose offerte e, constatando che non poteva conseguire quanto si era proposto, dopo avere fatto schiettamente tutto ciò che poteva fare per ottenerlo, tornò tra i paesi cristiani, come una rivelazione gli aveva suggerito. E così avvenne che l’amico di Cristo cercasse con tutte le forze di morire per lui e non potesse assolutamente riuscirvi. In tal modo, da una parte non gli mancò il merito del martirio desiderato, e dall’altra venne risparmiato per essere, più tardi, insignito di un privilegio singolare. Legm: FF 1356
VESPRI Quando il primo gruppo dei compagni arrivò al numero di otto, Francesco li inviò due a due verso i quattro punti cardinali, come per raggiungere l'intera umanità. Lui stesso partì verso le regioni vicine ad Assisi, e poi nelle regioni ancora più lontane d'Italia. Fratelli carissimi, consideriamo la nostra vocazione. Dio, nella sua misericordia, ci ha chiamati non solo per la nostra salvezza, ma anche per quella di molti altri. Andiamo dunque per il mondo, esortando tutti, con l’esempio più che con le parole, a fare penitenza dei loro peccati e a ricordarci dei comandamenti di Dio. Non abbiate paura di apparire piccoli e senza cultura, ma annunciate con coraggio e semplicità la penitenza. Abbiate fiducia nel Signore, che ha vinto il mondo! Egli parla con il suo Spirito per mezzo di voi e in voi, esortando tutti a convertirsi a lui e ad osservare i suoi precetti. Incontrerete alcuni fedeli, mansueti e benevoli, che riceveranno con gioia voi e le vostre parole. Molti di più saranno però gli increduli, superbi e bestemmiatori, che vi ingiurieranno e resisteranno a voi e al vostro annunzio. Di conseguenza, proponetevi di sopportare ogni cosa con pazienza e umiltà. 3 Comp 36: FF 1340
LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIERE DEI FEDELI 1. La famiglia francescana sia nella chiesa un popolo di poveri che annuncia con gioia il vangelo, testimoniandolo in una fraternità in cui regna il comandamento dell’amore. 2. Uomini e donne di speranza, che ancora susciti ancora oggi in mezzo a noi, sappiano portare l’annuncio del vangelo nei sobborghi delle nostre città, là dove la povertà annulla la dignità umana, perché tutti conoscendo Cristo, si sentano amati e benedetti. 3. Quanti amano Francesco, facciano propri il suo desiderio di conversione e piccolezza evangelica, per far conoscere Cristo con la parola e l’esempio della vita.
|